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Tradizione Piemontese: il vino.

Una bottiglia di vino.

Racconto breve, vincitore di una  Segnalazione di Merito per la sezione Narrativa breve italiana sulle Tradizioni del Piemonte,
scritto per la VII  Edizione del Premio Piemont ch’a scriv e le sue Tradizioni indetto dal Centro Studi Cultura e Società di Torino.

L’obiettivo?  Promuovere e valorizzare la lingua piemontese e di far conoscere la cultura popolare e le tradizioni del Piemonte.

Ringrazio Mamma Sonia per avere aperto il suo cuore e per aver condiviso con noi i suoi ricordi.

Che il racconto abbia inizio:

E’ il 21 febbraio passo a bere un caffè da Mamma Sonia.
Sonia fa il volontario soccorritore con me in Ambulanza ed è la madre
del mio caro amico Nicola.
Ci vediamo anche al di fuori dell’ambiente del volontariato, abbiamo
molte cose in comune. E proprio quel genere di persona che ti fa
sempre sentire a tuo agio e ti dona tanta tranquillità.
Sto sorseggiando il caffè in cucina, come al solito, quando la mia
attenzione viene rapita da una bottiglia di vino appoggiata su di una
mensola, una bottiglia visibilmente antica. Sono curiosa ed
immediatamente mi avvicino, inizio ad ammirare quell’oggetto, leggo
Ronco del Frate – Dino Uglioni Produttore di vini in Ghemme-
immediatamente chiedo a Mamma Sonia chi fosse Dino Uglioni. Il
suo volto si illumina, mi racconta che lei è originaria di Ghemme sulle
colline novaresi, e che la sua famiglia è stata da sempre legata al
mondo del vino. Inizio a farle mille domande. Sento che però
l’argomento muove corde sottili e decido di non insistere nella mia
curiosità. Torno a casa e la mia mente inizia a fantasticare sulla bottiglia, mi
immagino la vita in vigna, il momento della vendemmia, come potesse
essere tanti anni fa. Un momento davvero intenso, il momento in cui
si raccoglie il frutto delle fatiche di un anno. Un momento di bilancio,
un momento di festa, un momento della tradizione contadina. Mi
addormento così.

E’ la mattina del 7 maggio attivo come al solito il traffico dati del
cellulare, nella mia mail un messaggio di Mamma Sonia, era passato
un pò di tempo dal nostro incontro, che bello avere sue notizie, inizio
a leggere-
“Cara Viviana, ti sei imbattuta in una bottiglia davvero speciale!! Quando hai
cominciato a farmi domande nella mia mente si sono affollati talmente tanti ricordi e tante vivide immagini che non sono riuscita a risponderti in modo esauriente Ci tengo però a farti partecipe della storia della
bottiglia di “Ronco del Frate 1950” che hai visto, così capirai perché
nel parlarne, a volte, mi lascio trasportare dalle emozioni.
La famiglia Uglioni produceva e commercializzava vino già nell’800;
ai tempi veniva trasportato fino ai clienti (prevalentemente fino in Alta
Valsesia, sul Lago Maggiore e nel Vergante) sfruttando i carri, che
ancora oggi puoi vedere nel cortile di casa, trainati da cavalli. La nonna
mi raccontava che per ultimare le consegne un carro poteva impiegare
diversi giorni. Gli ordini arrivavano per posta oppure riconfermati di
volta in volta al momento della consegna. Già non c’erano le mail e
neanche telefoni eppure il commercio fioriva ugualmente.
Ovviamente i miei ricordi diretti non risalgono a tempi così antichi,
ma partono dal dopoguerra, quando anche mio padre Riccardo si unì
al nonno Dino per cercare di risollevare le sorti dell’azienda prostrata
dai i recenti eventi bellici.
In questo periodo ho tanto tempo per scriverti Viviana, sono costretta
a casa dal COVID19 e penso che forse oggi voi giovani state per
affrontare un periodo simile a quello degli anni 50 che è stato duro, ma
anche portatore di innovazioni e benessere economico insperato e
diffuso.
Tornando alla Ditta Dino Uglioni, ormai diventata Dino Uglioni &
Figlio (mio padre) e basandomi sui miei ricordi, ti posso dire che le
stalle, ormai da tempo, erano diventate garage e io giocavo a indiani e cowboys su un elegante calessino ormai in disuso, accantonato
insieme ai carri che avevano trasportato le botti di vino. Io ho visto all’opera solo camioncini e camion sempre più capienti, ho visto sparire velocemente il trasporto di botti in favore di damigiane e poi, sempre più spesso, di fiaschi e bottiglie. La richiesta dei clienti, anche a causa dello sviluppo del turismo, si diversificava e così l’azienda si è attrezzata per fornire, oltre al prodotto locale, altri vini di qualità come ad esempio Barbera, Bardolino, Chianti, e diversi spumanti italiani. Alcuni prodotti venivano imbottigliati e quindi commercializzati con l’etichetta delle Cantine Uglioni, altri erano
venduti sfusi a ristoranti, trattorie, osterie, bar e spesso anche a privati
che periodicamente ordinavano una buona scorta di damigiane del loro vino preferito. Mio padre e il nonno facevano regolarmente il “giro” dei clienti per verificarne la soddisfazione, fare nuove proposte,
raccogliere ordini e spesso il rapporto di stima e fiducia si trasformava in salda amicizia.Sono stata testimone del fermento innescatosi per la creazione del DOC, ho vissuto, anche se solo di riflesso, le discussioni, l’impegno, i timori e le aspettative dei produttori ghemmesi. Nel frattempo, per la Ditta Uglioni si affermava sempre più la specialità della casa: il RONCO DEL FRATE. Questo vino continuava a riscuotere importanti riconoscimenti. Era richiesto per la Santa Sede, da Veronelli e da altri prestigiosi clienti. Persino la catena degli Autogrill Pavesi avrebbe voluto un contratto di fornitura di Ronco del Frate, chiedendo però un minimo garantito di bottiglie all’anno. Per mio padre il Ronco del Frate era il fiore all’occhiello della ditta e a tutti gli effetti un Ghemme, il top di gamma, diremmo oggi, ottenuto solo da uve selezionate con grande attenzione e provenienti da una zona ben precisa, vinificato solo con metodi naturali e invecchiato per diversi anni secondo la tradizione antica. Era quindi impensabile, per la mentalità “pura” di mio padre, garantire una produzione enormemente più grande di quella del momento senza snaturare profondamente la composizione e l’originalità del vino. Rifiutò, imponendo a sè stesso regole molto più strette e vincolanti di quanto avrebbero fatto, in seguito, le disposizioni per il DOC, ma rimanendo fedele ai propri principi.Perdonami, Viviana, continuo a divagare. Torniamo alla nostra bottiglia. Parte della produzione di Ronco del Frate della vendemmia 1950, dopo gli anni di invecchiamento nei fusti di rovere, fu imbottigliata con etichetta speciale, che riportava anche la scritta a mano “Sonia”, e venne accantonata per le grandi occasioni prevedibili nella vita di una figlia: prima comunione, matrimonio, figli e così via.
Quella che hai visto tu, Viviana, è una delle ultime sopravvissute. In effetti ricordo che la maggior parte è stata bevuta alla festa per la mia laurea (1973) con grande soddisfazione degli invitati milanesi che non avevano mai assaggiato un vino così vecchio ancora delizioso e per di più accompagnato da fragranti biscotti di Novara appena sfornati. Ne abbiamo aperta una in famiglia l’anno scorso ed era ancora paradisiaca; ne conservo un paio insieme ad altri esemplari storici come diversi Ghemme e Ronco del Frate del ’60, ’62, ’64 anno
particolarmente fortunato per il vino della zona.
Già nei primissimi anni ’70 però, la salute di mio padre cominciò a vacillare; era da tempo rimasto solo alla guida dell’azienda e non essendoci nessun altro congiunto in grado di continuare il lavoro di famiglia ci vedemmo costretti a cedere l’attività proprio nel momento più interessante per l’avvento del Doc e del successivo boom del vino.
Chi subentrò nell’attività non durò molto a lungo perché in quel particolare momento sarebbero stati necessari investimenti e innovazioni che non furono in grado di sostenere.
E così la grande casa di Ghemme dove risiedevano la famiglia e l’azienda è da tempo tristemente vuota, troppo grande per una sola famiglia, troppo silenziosa senza l’operosità del lavoro nelle cantine, nei cortili, negli uffici.
In passato la proprietà è stata oggetto dei desideri del Comune e ti confesso che mi sarebbe piaciuto molto che potesse diventare una scuola enologica o un museo etnografico, come si vagheggiava, anche per continuare la tradizione della famiglia presente nella storia del paese da sempre. Il nonno infatti partecipò allo sviluppo del “Castello”, acquistò la vecchia ghiacciaia (venduta poi negli anni 80 a Rovellotti, un altro produttore di vini ghemmese); mio padre donò alla Pro Loco Ghemmese quella che divenne la sede dell’associazione stessa: un locale nella Barciocca con un prezioso soffitto a cassettoni
originale che, tramite una bellissima finestra, si affaccia sulla piazzetta in interno Castello dove si svolgono i festeggiamenti inerenti alla Mostra del Vino.
In concreto non si è fatto mai nulla per mancanza di fondi e l’antica casa Uglioni è rimasta abbandonata, l’orto e il frutteto sono diventati una giungla e i rampicanti la fanno da padroni.
Dunque pensavi che una bottiglia potesse contenere la storia degli ultimi 70 anni, la storia della mia vita e di un mondo, quello del vino, che si è trasformato profondamente e che sta ancora cambiando?
Mi sono lasciata trasportare dai ricordi, in ogni caso spero ci si possa rivedere presto di persona, magari per degustare insieme una buona bottiglia di Ghemme con i biscotti (anche se non sono più quelli di una volta). e se non ti annoierò ti racconterò tante altre storie.
Con affetto
Sonia“
Le lacrime rigano il mio volto, quanta storia, quante emozioni, quanta vita. Non so nemmeno bene perché piango, mi sento così piena di emozioni, così legata a Sonia, alla Sua Famiglia, alla mia Terra, il mio Piemonte, non riesco a contenere l’emozione di essere destinataria di questa confidenza, non riesco definirlo racconto perché è tutto vero, sono 70 anni di Nostra Storia.

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Viaggiare a km 0? Al lago Maggiore è possibile.

Se sei un viaggiatore in cerca di una gita fuori porta sei nel posto giusto!

Cosa c’è di meglio che conoscere luoghi insoliti e poco conosciuti tramite gli occhi di chi li vive o magari ci è cresciuto ed ha un legame affettivo con essi?

Sono nata e vivo sulla sponda piemontese del lago Maggiore che adoro e che per me è il posto più bello del mondo. Dai venti ai quaranta ho dedicato il tempo ai viaggi intorno al mondo, sono stata in Asia, in America ed in Africa. Sono molto felice delle esperienze vissute e proprio grazie a questo vissuto e all’esperienza assorbita nel piccolo albergo con ristorante che gestivano i miei nonni nel centro di Stresa ho avuto l’occasione di interagire con turisti provenienti da varie parti del mondo e di scoprire cosa apprezzavano delle nostre terre. Sono laureata in economia e gestione dei mercati finanziari, lavoro in campo finanziario e gestisco a Meina due appartamenti di famiglia, in una dimora storica appartenuta alla prima ballerina della scala Maria Taglioni, che affitto ai turisti. Accogliendoli, ho avuto modo di constatare quanto il lago Maggiore sia amato e conosciuto in tutto il mondo ma un po’ meno da chi vive sulle sue sponde o nei suoi dintorni. Io stessa ho scoperto alcune chicche grazie ai racconti entusiastici di chi veniva da lontano.

Questa sezione del blog è pensata per offrirti consigli, spunti ed idee originali per visitare uno dei più famosi e affascinanti laghi d’Italia, per condividere i miei luoghi del cuore a km0 nonché esperienze locali che possano ispirarti per una gita fuori porta, un pomeriggio di relax o un weekend al lago Maggiore. Per questo ho aderito ad una iniziativa molto interessante, si chiama #viaggiatoriakm0 hashtag nato sul profilo Instagram di @travel_off_ con l’intento di condividere i luoghi del cuore e stimolare altri viaggiatori a viaggiare a km0 e scoprire la bellezza vicino casa.
L’iniziativa è diventata una rubrica, che coinvolge diversi colleghi blogger italiani, che insieme a me vi faranno scoprire le bellezze del nostro Paese, dandovi spunti di viaggio. Qui puoi leggere l’articolo che ho scritto per questa rubrica. Una gita fuori porta al Lago Maggiore: tour delle isole Borromeo.

ragazza occhiali da sole arancioni, lago blu, isola borromeo sullo sfondo, giardino all'italiana
L’Isola Bella

Cosa significa viaggiare a km 0?

Travel-off ha deciso per questa iniziativa di far riferimento alla normativa applicata ai prodotti a km0, ovvero di filiera corta, per questo si considerano a km0 quei luoghi situati nel raggio di 70 km da casa. Potrebbero sembrare pochi ma vi stupirete nello scoprire quanti luoghi ancora inesplorati ci sono intorno a voi! Fai una prova! Prendi una cartina, prova a tracciare un raggio di 70 km da casa e sono sicura troverai un sacco di spunti per gite fuori porta!

cannocchiale da turismo , ragazza che guarda l'orizzonte, isola con giardino all'italiana, balconata barocca.
Non serve guardare lontano, il bello lo vedi ad occhi nudi.

Perché viaggiare a km zero?

Abbiamo la fortuna di vivere in Italia un luogo incantevole che riserva in ogni angolo suprema bellezza, al lago sono innumerevoli i siti UNESCO. Ti sfido, leggi questo articolo (LINK) che ho dedicato ad essi, dimmi se li hai visitati tutti!

Inoltre siamo la patria del buon cibo, nel mio sito potrai scoprire botteghe che lavorano ancora in maniera artigianale le preziose materie prime locali. Ecco l’articolo che ho scritto sulle magnifiche Cantine di affinamento formaggi Guffanti. (LINK).

scegli come vuoi vivere il lago oggi , balconata barocca, alba sul lago, ragazza di profilo, gocce d'acqua delle onde
Viaggia km zero, cibo tradizione natura e paesaggio. A te la scelta.

Vuoi conoscere 5 motivi per viaggiare a km zero?

Ci sono varie motivazioni per scegliere una gita di poche ore, un giorno o di un weekend.

Prima di illustrarteli voglio farti conoscere una frase di Antonio Massara fondatore del Museo del Paesaggio di Verbania, convinto che la difesa del paesaggio si possa raggiungere non “dall’alto”, con le costrizioni delle leggi, ma “dal basso”, ossia con la presa di coscienza da parte della popolazione.

individuo nel paesaggio il maggiore valore del territorio del Verbano

Antonio Massara

Quindi il primo punto non può che essere Ritorno alle origini: conoscere la propria terra di origine permette di aumentare il nostro senso di appartenenza e la riscoperta di tradizioni e valori e di conseguenza valorizzare il territorio.

Poco tempo a disposizione: Abbiamo tutti poco tempo a disposizione per questo desideriamo qualità nel nostro tempo libero. Inoltre in questo particolare momento storico non tutti hanno abbastanza ferie per viaggi esotici ed in terre lontane. Un viaggio a poca distanza da casa necessita meno organizzazione e pianificazione.

Economico: viaggiare vicino a casa è più economico, o comunque viaggiando per un giorno o per al massimo un weekend lungo l’esborso economico è più contenuto.

Turismo sostenibile: viaggiare a km0 è l’alternativa ideale per ridurre il nostro impatto sul pianeta, oltre che a contribuire a sostenere l’economia locale.

Consapevolezza: essere consci delle bellezze che abbiamo ci rende viaggiatori consapevoli capaci di osservare le differenze con altre culture, essere portatori attivi della nostra cultura.

Se ti fa piacere condividere con me i tuoi viaggia km zero lascia un commento qui sotto del tuo luogo del cuore a km zero. Taggami su Instagram @lagomaggioreblog #viaggiatoriakm0 #lagomaggioreblogkm0

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Incontri ravvicinati con un allevatore di formaggio.

Episodio 1 – Visita Cantine Guffanti 1876 Arona- #viaggiatoriakm0

Hai mai visitato una cantina dove si affinano i formaggi?

Hai mai incontrato un allevatore di formaggi?

Io l’ho fatto per te! Sono andata a trovare Giovanni Guffanti Fiori ad Arona nel suo Shop/Showroom e ovviamente ho visitato con lui la magica cantina Luigi Guffanti 1876.

Non riesco a definirlo negozio, perché per la selezione e disposizione dei prodotti, il packaging e la cortesia del personale sembra più una boutique, ma tutta questa attenzione non ti mette in imbarazzo anzi ti fa sentire a casa, accolto.

Ero solita venire da Guffanti quando c’era ancora la mia nonnina, che era una gran buongustaia, e quando mangiava il formaggio voleva solo quello Guffanti!!

La Famiglia Guffanti ha iniziato ad affinare formaggi nel 1876 quando il Signor Luigi iniziò a stagionare il Gorgonzola in una miniera d’argento abbandonata in Valganna, in provincia di Varese.

L’esperienza accumulata sul Gorgonzola è stata via via trasferita alle Tome degli alpeggi ossolani, al Parmigiano Reggiano, a tutti i formaggi italiani e a quelli francesi, inglesi, spagnoli, svizzeri, portoghesi…la selezione è vastissima ed appena visiterai le cantine te ne renderai conto.

Si accede alle cantine da una breve scala e subito si è immersi in una stanza dal soffitto a volte di mattoni rossi ed un pavimento in cotto antico. Una selezione di provoloni sfila davanti ai miei occhi, nonostante la mascherina il profumo intenso mi avvolge e subito comprendo di essere nel paradiso, per chi ama il formaggio ovviamente.

Le stanze si succedono l’una dopo l’altra ed ognuna è caratterizzata da un tipo di formaggio, abbiamo le tome, le fontine, gli erborinati, il parmigiano, i bettelmatt, i formaggi francesi…insomma tutto il panorama dei migliori formaggi italiani e non.

Ci tengo a raccontarti qualche dettaglio importante perché la somma di tanti piccoli particolari alla lunga fa la differenza, infatti esiste un protocollo di qualità Luigi Guffanti 1876 che per semplicità ti racchiudo in tre fasi.

Primo elemento di controllo, Giovanni seleziona e collabora con i fornitori per ottenere il prodotto migliore, questo avviene con la visita in loco dei pascoli e delle aziende, la valutazione del benessere animale e dell’alimentazione dello stesso; infatti il valore del latte dipende da come sta l’animale e dal suo nutrimento. Basta pensare al famosissimo Bettelmatt! Viene prodotto solo in pochi alpeggi e solo in determinati periodi dell’anno, quando le mucche si possono nutrire dell’Erba Mottolina.

Secondo elemento di controllo è dato dalla modalità di lavorazione del latte da parte del casaro:

  1. utilizzo per quanto possibile di latte crudo proveniente da animali che pascolano liberi e che si alimentano senza forzature; Questo per mantenere le caratteristiche organolettiche ed il gusto.
  2. utilizzo di tecniche produttive per le quali sia privilegiata la manualità e l’unicità del singolo formaggio;
  3. rispetto del tempo necessario, senza fretta e senza imposizioni, per la corretta maturazione ed evoluzione del formaggio. Questo significa niente fermenti.

Fase tre, trasferimento nelle Grotte di Arona, dove le forme sono allevate a temperatura ed umidità costante e coccolate nel tempo, mediante spazzolature, oliature, strofinature e rivoltamenti per evitare che gli acari possano rovinare il prezioso alimento.

Esatto l’ho chiamato alimento, perché in Italia il formaggio è sempre stato visto come un qualcosa di aggiunto, in più e non come il piatto principale.

Ecco Guffanti rende il formaggio il Re della tavola, mangiare il formaggio non è più un gesto banale “la bocca non è stracca se non sa di vacca” ma è un momento, io lo definisco, meditativo.

Proprio per questo ho voluto degustare verticalmente per te un trittico di Bettelmatt: Sangiatto, Morasco, Alpe Bettelmatt.

Che caratteristiche ha questo formaggio?

E’ un formaggio ottenuto da latte vaccino intero crudo, lavorato in alpeggio, dalla pasta dura e compatta color paglierino accesso. Ha una stagionatura minima di 60gg e viene prodotto in Alta Val Formazza e pascoli ossolani solo nel periodo estivo.

  1. Bettelmatt Alpe Sangiatto, l’ho utilizzato per un ottimo risotto agli asparagi per la mantecatura e poi degustato in solitaria. Note erbacee, delle tre tipologie il più morbido e fresco.
  2. Bettelmatt Alpe Morasco: il mio preferito, equilibrato tondo in bocca. Persistente nel giusto e sapore unico.
  3. Bettelmatt Alpe Bettelmatt anno 2018: il sapore dell’alpe un poco piccante. Un’ esplosione di sapore senza essere invadente.

Ti ho fatto venire voglia? Pensa che non ti ho ancora parlato della ricerca di specificità che ha la Famiglia Guffanti! Infatti hanno creato un loro Erborinato, l’Erborinato Sancarlone Caffè in Crosta, media stagionatura cremoso ma non troppo, scioglievolezza in bocca e note di caffè.

Cosa aspetti? Prenota subito la tua visita alle cantine, in questi giorni puoi approfittare dei GUFFANTI BOND per acquistare ad un prezzo scontato una visita con degustazione.

Scopri il territorio, diventa un VIAGGIATORE A KM ZERO, e condividi con me queste emozioni.

Seguimi su Instagram @lagomaggioreblog , raccontami le tue avventure a KM ZERO, segnalami luoghi del cuore sul Lago Maggiore.

Vuoi scoprire altre informazioni sui formaggi Erborinati Piemontesi? Guarda questo articolo che ho scritto per te.

Ringrazio la famiglia Guffanti per il tempo che mi ha dedicato e per il meraviglioso lavoro che portano avanti ogni giorno con grande impegno e passione.

Orario negozio: dal lunedì al venerdì 09:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 (giovedì e venerdì fino alle 19:00). Sabato apertura 08:00 / 13:00. Indirizzo: Via Milano, 140 – 28041 Arona NO

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Viaggia sul Lago Maggiore sulle Isole Borromee -Codice sconto 2020 -Come fare per avere uno sconto del 10%

Un giro in barca al quale non rinuncio mai durante l’estate è quello alle Isole Borromee! Location uniche e mozzafiato, ricche di storia e bellezza.  Adoro mangiare all’Isola Pescatori, ne ho parlato ampiamente in questo articolo. LINK.

Oppure perdermi nel giardino all’italiana dell’isola bella o nel giardino all’inglese dell’Isola Madre. LINK.

Due sono i modi per visitare le isole la Navigazione Lago Maggiore con i suoi battelli di linea oppure prenotare un water taxi più esclusivo e caratteristico. Grazie al mio link di affiliazione puoi ottenere immediatamente unosconto del 10% sulla tua prenotazione. Clicca qui.

Puoi viaggiare a prezzo scontato sulle singole isole, oppure acquistare un biglietto per tutte e tre. Prenota subito con lo sconto. LINK.

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Per pianificare le tue vacanze al Lago Maggiore ti potrebbero interessate anche i seguenti articoli:

10 CONSIGLI PER UNA VACANZA PERFETTA

DISEGNA IL TUO SOGGIORNO AL LAGO MAGGIORE

In copertina l’immagine donata da Marco Novello Servizi con Drone per la raccolta fondi benefica #LagoMaggioreConTe. Visita la mostra online a questo LINK.

Frecce Tricolori ad Arona 2018

INFORMATIVA SULL’AFFILIAZIONE
Questo blog partecipa a programmi pubblicitari di affiliazione per guadagnare commissioni pubblicitarie pubblicizzando e collegandosi a siti come ad esempio Airbnb o in questo caso al sito della navigazione isole borromee.

Birra artigianale del Lago Maggiore

Da quando mi sono iscritta ad instagram sto conoscendo innumerevoli realtà locali. Ognuna di esse ha una speciale caratteristica che le rende uniche.

UNA STORIA VERA E UNA BIRRA AUTENTICA

Oggi voglio parlarvi di Ma.bo. beer, un’azienda locale creata da due giovani lombardi Alessio e Stefano. Con questo caldo non potevo non parlarvi di un alimento fondamentale!! La Birra!!!! E non di una birra qualsiasi ma una birra artigianale italiana.

Alessio e Stefano giovani imprenditori lombardi del Lago Maggiore.

Alessio e Stefano sono due amici che si sono appassionati così tanto al mondo della birra artigianale, che hanno iniziato a produrre a casa propria delle birre. Dopo studi, prove e test hanno dato vita a 3 ricette spettacolari.

Io le adoro tutte, ognuna ha un gusto originale ed un profumo avvolgente. Si ha già un’esperienza sensoriale prima di portarle alla bocca.

Scimmiati con me : Birra Artigianale Italiana prodotta da Ma.Bo. Beer

Adoro il loro marketing e la simpatica scimmietta che li rappresenta. Scimmietta che è simbolo di più valori: sviluppo, evoluzione, instancabilità e poi un pò di ilarità…chi  non  mai stato “scimmiato”…ahhahahh

Voglio parlarvi della prima birra artigianale che ho assaggiato, una italian blonde ale.

BELA TUSA birra artigianale italiana

BELA TUSA: vi giuro sembra di portare un frutto alla bocca. Profumo e sapore vi rapiranno! Una fine complessità agrumata e floreale. Una birra ad alta fermentazione creata utilizzando 100% solo malto d’orzo italiano, prodotto in umbria, il pils premium.

SCIURA IPA Birra Artigianale Italiana made in Lago Maggiore

Dai sentori di pompelmo, limone, cacao e caramello abbiamo una india pale ale.

SCIURA IPA: l’energica luppolatura dona l’amaro fruttato bilanciato da note di biscotto, pane tostato e caramello date dal malto. La particolarità è data dalla tecnica Dry-hopping, cioè l’aggiunta del luppolo in fase di fermentazione.

SCIMBIA birra artigianale Italiana

E per finire, con il suo elegante equilibrio, dolcezza e corposità una belgian tripel.

SCIMBIA: birra ad alta fermentazione dalle note speziate, bouquet generato dal malto, dai fenoli del lievito e dall’aggiunta di zuccheri chiari a fine bollitura.

Solo dall’immagine io ho voglia di berla. Guarda l’ e-commerce

Queste magnifiche bontà hanno trovato coronazione nel 2019 con il contest Homebrewer’s a Novara primi classificati con “la Scimbia” la belgian tripel e un bel terzo classificato in Toscana  al birragustando bjcp  con la “sciura IPA” la india pale ale. Dopo tanto studio ed impegno ecco la realizzazione del primo sogno di Alessio e Stefano: nel 2019 l’avvio della propria attività. Una beer firm! Le loro birre ora vengono riprodotte in un birrificio ad Induno Olona.

Con il termine beer firm si individuano quelle aziende che, non disponendo di proprio impianto di produzione, realizzano le proprie birre presso altri”.

Volete assaggiare queste deliziose birre? Ecco il link per averle MA. BO BEER

Lago Maggiore capitale della birra artigianale

Cosa c’è di meglio di sorseggiare una buona birra bordo lago?

Io ho vissuto un’esperienza indimenticabile ad Arolo al Kactus Beach qui potrai trovare le mitiche SCIURA IPA, BELA TUSA e SCIMBIA spiaggia, relax e una vista incantevole.

Adoro il luogo dove vivo permette di sentirsi in vacanza vicino a casa.

Vuoi delle idee su come abbinare le Ma.Bo. alle tue ricette scopri tutto sul sito.

Cosa fare al Lago Maggiore?

Segui le mie rubriche a questo LINK.

Troverai idee di viaggio a km zero, spunti per un pomeriggio al lago o per mangiare e bere bene.

Vuoi soggiornare al lago? Ecco il link ai miei appartamenti. LINK

Perché scegliere di passare un weekend al lago Maggiore?

Quando è ora di weekend si ha solo voglia di evadere dalla quotidianità.

Sapete che a un’ ora di auto dalle principali città del nord Italia c’è uno dei laghi più belli?

Mi sono chiesta cosa caratterizza il mio lago e in sette punti vi convincerò a venirmi a trovare e provare le emozioni che un soggiorno al lago può donare.

Ecco 7 buoni motivi per visitare il Verbano.

alba , nuvole e colori tenui, montagna illuminata. uomo in primo piano.
Cerca il momento per lo scatto perfetto.

Distanza. Vicino alle principali città del Nord Italia.

Offerta variegata. E’ una meta che offre una proposta estremamente varia, adatta ad ogni tipo di vacanza. Ideale per sportivi, amanti dell’arte, buongustai, naturalisti. Infatti qua coesistono luoghi di intrattenimento culturale, aree di lussuoso relax, montagne per esperienze adrenaliniche, sport acquatici, paesi dove ancora l’artigianato locale sa lasciarci senza fiato, parchi naturali UNESCO.

Top destination 2019. E’ la destinazione che nel 2019, per la sua bellezza, ha richiamato ben 3,1 milioni di visitatori da tutto il mondo.

Clima. Il clima è perfetto estate calda e ventilata inverno mite. Un luogo visitabile in ogni stagione, ed ogni stagione è affascinante per uno scatto perfetto. I colori del Lago cambiano al soffiare del vento, all’arrivo di una nube, al sole splendente.

Paesaggi e borghi pittoreschi. Il paesaggio è molto vario montagne, colline, dolci spiagge e rocciose scogliere. Numerosi punti di valenza storica, ville barocche, liberty e rinascimentali, castelli medioevali, paesi dipinti, cave di marmo. Ovunque andiate vi troverete di fronte a scenari meravigliosi arricchiti da parchi e giardini botanici meravigliosi. Insomma il lago Maggiore è Instagrammabile!

Sapori locali. In Italia si mangia sicuramente molto bene ed anche al Lago Maggiore è possibile assaggiare piatti tipici del territorio. Il protagonista della cucina lacustre è ovviamente il pesce di lago. Ho scritto per te un articolo molto interessante per orientarti nella scelta delle nostre specialità. LINK.

Attività all’aperto. Passeggiate al lungolago, trekking e hiking, bicicletta, windsurf, barca a vela, pesca, tennis, golf, escursionismo, wakeboard, canoa, equitazione.

colori azzurri, primo piano di donna in bicicletta, brontolo bike
Bici, lago e montagna.

Hai ancora dei dubbi? Prenota il tuo weekend, soggiorna presso Lagomaggioreblog.

Ho scritto questo articolo con i posti assolutamente imperdibili del lago Verbano, dai un ‘occhiata al LINK lasciati ispirare.

panorama primaverile, primo piano di albero, sottofondo isola bella stresa lago maggiore
Stresa Borromeo

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Dialogo tra le due sponde del Lago Maggiore

Avete mai sentito parlare di sponda grassa e sponda magra?

La passione per il proprio territorio può unire le due sponde?

Per la rubrica #viaggiatoriakm0 ho invitato la mia nuova amica di Instagram Anita Membrini di storie da asporto per sviscerare queste domande e per farmi raccontare un suo luogo del cuore a km zero.

Primo piano di giovane donna
Anita Membrini di Storie da Asporto – ci racconta la sua sponda-

Storie d’asporto tra i laghi lombardi.

Riflettevo: il Lago Maggiore segna un confine tra due regioni, Lombardia e Piemonte e fa addirittura da frontiera nazionale, a nord, tra Italia e Svizzera. Ma può l’acqua dividere, creare un confine? Io credo di no: non si può interrompere il corso dell’acqua, il lago in realtà unisce le due sponde, si muove e lambisce le terre diventando piuttosto un mezzo di collegamento, altro che divisione! 

Ecco che l’invito di Viviana a scrivere questo articolo per il suo blog mi arriva sospinto proprio dall’aria frizzantina della brezza di lago: da Meina a Varese, senza alcun valico da superare, mi ricorda quanto sia bello condividere la passione per il proprio territorio. 

Sono Anita Membrini, vivo a Varese, capoluogo lombardo nel bel mezzo di tanti piccoli bacini di origine glaciale che molti conoscono come i Laghi Prealpini. Sono tutti distribuiti intorno al loro “genitore” più grande, il Maggiore appunto.

Sono storica dell’arte di formazione e amo leggere i segni della storia nel patrimonio culturale che mi circonda. Ho collezionato con piacere qualche viaggio all’estero e in giro per l’Italia, ho conosciuto da vicino la città di Milano negli anni dell’Università e ogni tanto ci torno volentieri. Devo dire che il nostro è un rapporto di odi et amo: affascinante sotto molti punti di vista, ma…dopo un po’ mi manca vedere all’orizzonte il Monte Rosa e sentire quell’aria fresca scendere dal Campo dei Fiori! 

donna con zaino che guarda all'orizzonte
L’incessante desiderio di conoscere nuovi luoghi con lo zaino in spalla.

L’incessante desiderio di conoscere nuovi luoghi, le esperienze di lavoro come interprete del patrimonio per adulti e bambini, l’amore per la fotografia, lo zaino sempre in spalla e la voglia di raccontare agli altri tutto quello che esploro, mi hanno portata quest’anno alla creazione di un bellissimo progetto: storie d’asporto [su IG @storiedasporto]. E’ il luogo virtuale dove condivido narrazioni di luoghi, arte e territorio. Cosa potrete trovarvi? Curiosità sulla vita di alcuni personaggi della storia dell’arte, consigli di lettura, racconti e leggende legate a borghi italiani e sentieri, idee per il weekend. Per questo mese di Giugno ho voluto organizzare gli argomenti in “box d’asporto” tematiche (cercatele con l’hashtag #boxdasporto) che trovate nelle stories in evidenza: ho scelto argomenti molto ampi per continuare a parlarne e attivare nuove sinapsi! L’aspetto di condivisione è per me fondamentale, quindi queste “box” vengono riempite sia grazie ai contributi che preparo per voi, sia grazie alle idee di chi legge e vuole condividerle con gli altri. 

La curiosità vien viaggiando.

Viaggiare ed esplorare mi affascinano da sempre (l’esperienza scout per più di 20anni lascia il segno!) e negli ultimi periodi ho saputo apprezzare più di tutti i “viaggi locali”: a pochi km da casa, quei viaggi che durano un solo giorno o due al massimo. Sarà che adattarmi ad un lavoro che mi occupava sempre nel weekend (nel settore turistico) mi ha portato a escogitare piani alternativi da svolgere anche durante la settimana. Scelgo i luoghi da visitare sempre con attenzione, informandomi prima su tempi e modi per raggiungerli, tappe da fare sul percorso, insomma ottimizzare il tempo a disposizione che mi sembra sempre poco!

Per me “ottimizzare” vuol dire anche viaggiare consapevole di ciò che sto andando a vedere. Non amo fare indigestione di foto scattate da altri prima di partire perché non voglio fossilizzarmi sui punti di vista di altri. Amo piuttosto leggere libri, piccole guide, articoli di blog, consigli che appunto nella mia memoria e che, se quando sono sul posto, riaffiorano significa che coglievano veramente il genius loci di quel posto, altrimenti…lo esploro a modo mio!

Sono sicura che un simile approccio al viaggio permette di scoprire le potenzialità dell’essere viaggiatori “a km zero”. Allora, da brava varesina, eccomi qui a suggerirvi un luogo suggestivo e poco noto sulla sponda lombarda del Lago Maggiore.

strada bordo lago in sasso
Ispra- l’anello delle fornaci- Via dell’Amore

Siamo davvero “magri” sulla sponda orientale del Lago Maggiore?

Risale a più di 150 anni fa la differenziazione delle due sponde del lago in “sponda grassa”, ovvero ricca, quella piemontese contrapposta alla “sponda magra”, quella lombarda. Le grandi ville con giardino, le prime strutture alberghiere di lusso, le tre perle delle Isole Borromee e la fortunata vicinanza alle montagne della Valsesia e del distretto del Monte Rosa, hanno portato grande sviluppo del turismo fin dall’Ottocento sulla sponda occidentale del Lago. Sulla sponda orientale la crescita economica è stata più lenta e legata soprattutto a quei mestieri strettamente legati all’ambiente lacustre e alle sue risorse.

Un luogo che trovo affascinante e che vi potrà dare un’idea della vita di lago che si è fatta sulla sponda lombarda, è un percorso che si snoda sul territorio del comune di Ispra: l’Anello delle Fornaci. E’ stato il mio primo percorso dopo il periodo di lockdown: una bella camminata in solitaria, partenza al mattino, pranzo al sacco, libro nello zaino e cartina alla mano. In realtà l’itinerario è ben segnato, lo si trova facilmente partendo dal Lungolago di Ispra (il parcheggio pubblico più comodo si trova di fronte al cimitero) e seguendo i cartelli. La prima parte del percorso, sul lungolago, è dedicata agli innamorati: una sorta di breve versione lombarda della Via dell’Amore. Dopodiché inizia il tratto più suggestivo a pelo d’acqua con una fantastica vista sul lago (tanto per continuare il dialogo con l’altra sponda, di fronte a voi avrete Lesa). Dopo circa un chilometro il sentiero sale e si allontana dal lago per condurvi alla prima fornace del percorso: lungo il tragitto se ne incontrano tre principali, più altre due che si possono intravedere all’interno di proprietà private vicine al percorso. In totale l’anello è lungo 5,3km quindi in 1h30min circa si può concludere, ma vi consiglio di prendervi il tempo per sostare in riva al lago per leggere un buon libro o semplicemente farvi accarezzare dalla brezza lacustre.

Ma di che fornaci si tratta? Le Fornaci di Ispra sono tracce di archeologia industriale (alcune tra l’altro restaurate di recente) che raccontano la fiorente attività artigianale di produzione di calce che si affermò tra Otto e Novecento. Estraendo la materia prima dalle rocce calcaree della costa orientale del Lago Maggiore, veniva prodotta calce utile all’edilizia. Il Lago poi diventava anche la via principale di trasporto: la calce veniva infatti caricata sui barconi e poteva raggiungere perfino Milano grazie al Ticino e al sistema dei Navigli. Sulla sponda lombarda tra Ispra e Caldè se ne possono osservare molte di queste fornaci. 

La gente della sponda “magra” era impegnata in questo genere di affari: forse un po’ più faticosi rispetto al piacere e alo svago dell’accoglienza turistica di Stresa e Arona, ma questa era la vocazione del territorio e noi lo possiamo percepire anche oggi grazie a queste originali “torri” disseminate lungo la costa.

Trovate le indicazioni sul percorso che ho fatto io alle Fornaci, nelle storie in evidenza dedicate ai Luoghi su @storiedasporto.

Buon viaggio, ovunque sia la vostra destinazione. Alla prossima storia di lago!

Anita –@storiedasporto

Ringrazio Anita per essere stata nostra ospite e per averci dato molte informazioni utili non solo per una gita fuori porta ma per conoscere più approfonditamente la nostra storia locale.

Se ti fa piacere condividere con me i tuoi viaggia km zero lascia un commento qui sotto del tuo luogo del cuore a km zero. Taggami su Instagram @lagomaggioreblog #viaggiatoriakm0 #lagomaggioreblogkm0

48H AL LAGO MAGGIORE: GUIDA PER UN WEEKEND INSTAGRAMMABILE

È tempo di ravvivare i nostri profili Instagram, parti per un weekend fuori porta, sali in macchina allaccia la cintura di sicurezza, imposta Google Maps, direzione Lago Maggiore!

48 ore non saranno sufficienti a vedere tutto, per questo tramite questa rubrica, settimanalmente potrai scoprire i luoghi del lago da Instagrammare alla grande, inclusi i posti visitati da Chiara Ferragni.

piscina panoramica vista lago, panorama lacustre, isole in primo piano
Sky bar Stresa. Credits La Palma Hotel Stresa.

Infatti selezionerò per te gli scorci più belli per delle foto Instagram friendly e per rendere il tuo profilo social super cool.

Ho scritto questo articolo con i posti assolutamente imperdibili del lago Verbano, dai un ‘occhiata al LINK lasciati ispirare.

veduta da finestra, colori autunnali, isola, lago
Isola Bella. credits joysfeir

Ti sei sempre chiesto come fare delle belle foto da pubblicare su Instagram?

colori giallo e ocra, vicolo caratteristico, vietta stretta, colori
Isola dei Pescatori. Credits lecrivainvoyageur

Il Lago Maggiore sarà tuo complice! Ecco 4 consigli imperdibili per delle foto instagrammabili.

  1. Non usare l’app di Instagram per scattare le foto. A differenza dell’applicazione “nativa” per scattare fotografie dallo smartphone, l’applicazione di Instagram non sfrutta appieno le potenzialità della fotocamera, come ad esempio la possibilità di zoomare. Per questo è consigliabile scattare foto prima di aprire Instagram, e pubblicarle solo in un secondo momento. Non usare i filtri di instagram. Questo anche per sfruttare il consiglio al punto 3.
  2. Composizione dell’immagine. Ritrarre un panorama o un oggetto al centro della foto spesso dà un senso di staticità all’immagine. Per rimediare conviene usare la regola dei terzi. Di cosa si tratta Consiste nell’applicare un reticolato ideale all’inquadratura per dividerla in nove quadrati, e sforzarsi di fotografare i soggetti in corrispondenza delle linee o delle intersezioni dell’articolato.
  3. Ritocchino. Se vogliamo essere raffinati chiamiamolo post-produzione. Tutti, soprattutto i vips, utilizzano delle app per modificare le foto. Esistono app per modificare la fisionomia (coprire occhiaie per esempio) oppure applicazioni per modificare la foto (saturazione, lumonosità, etc). Cerca quella più adatta a te. Molte sono gratuite. La più famosa è lightroom una cassetta di attrezzi completa e ricca per ogni artigiano della luce.
  4. Colori. Uno studio condotto dal Pantone Color Institute per la piattaforma di marketing dell’ente del turismo di Visit Carlsbad, in California, ha identificato i quattro colori che attirano maggiore coinvolgimento da parte degli utenti di Instagram. I colori più popolari sono risultato quattro specifici pantoni: Rose Dawn (un rosa polveroso), Ethereal Blue (simile alla vista nei cieli aperti), Ocean Depths (una tonalità verde acqua che ricorda le profondità del mare) e Harvest Gold (giallo, con un accenno a sfumature autunnali, dalle spiagge sabbiose ai tramonti).Inoltre, le immagini nelle tonalità del blu ricevono like, con un 24% di successo in più rispetto a scatti prominentemente rossi.

Non perderti nemmeno una tappa, registrati al blog per ricevere gli aggiornamenti! LINK

Non perdere tempo, prenota il tuo weekend, soggiorna presso Lagomaggioreblog.

Santa Caterina del Sasso perla incastonata nella roccia.

Cosa c’è di meglio di un pomeriggio al lago? Innumerevoli sono le gite fuori porta a breve distanza dai principali capoluoghi di provincia lombardi e piemontesi.

Ho pensato ad una gira speciale, ho chiesto alla mia amica Irene di BimbInLombardia di disegnare per noi di lagomaggioreblog una gita a misura di bambino.

Bimbi in viaggio? Ecco una gita a portata di bambino.

Viviana mi ha chiesto di presentare un itinerario sulla sponda lombarda del lago Maggiore. La mia scelta è ricaduta subito sulla gita più bella in tutta la Lombardia: la visita all’eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno.
Nel mio blog, BimbInLombardia, parlo di attività interessanti da fare con i bambini.

Potreste pensare che la visita ad un santuario non sia adatta ai piccoli. Invece vi sbagliate! L’eremo di Santa Caterina del Sasso è un luogo denso di storia, arte e bellezza che vale la pena condividere con tutti, anche con i bambini. 
La presenza di un ascensore rende il santuario accessibile anche ai piccoli, ma vi sconsigliamo di portare il passeggino. Meglio munirvi di un marsupio o di uno zaino (se sono molto piccoli) e prepararvi alla visita. Se però ve la sentite di compiere una bella discesa su scala panoramica, vi aspetta un panorama mozzafiato sul Golfo Borromeo: super consigliato!

cielo nuvoloso grigio e azzurro, facciata di chiesa antica, leggiuno
Veduta dal piccolo giardino interno.

Prima di accedere alla chiesa, troverete un panorama da cartolina. Vedrete la chiesa sospesa tra le rocce, a picco sul lago blu. Solamente per questa vista incredibile vale la pena arrivare fino a Leggiuno! Rimarrete a bocca aperta di fronte a tanta bellezza. Concedetevi una lunga sosta fotografica!

acqua blu, onde sul lago.
Vista lago dalla scalinata lunga 268 gradini.


Potrete ammirare sulla destra anche un torchio, usato anticamente dai monaci. Come suggerisce il luogo, questo monastero nasce come luogo appartato di meditazione, preghiera e lavoro.

antico torchio dell'anno 1000. rappresenta la vita di fatica dei monaci.
Il torchio.


Sotto il portico che precede la chiesa potrete vedere una danza macabra, simbolo del fatto che tutti, fai più ricchi ai più umili, torneranno cenere.
Sulla destra è presente una bellissima grotta dedicata alla Madonna, che ricorda nell’aspetto quella più famosa di Lourdes.
Infine si accede alla chiesa. Piccola, piuttosto buia, bellissima. Troverete la tomba del Beato Alberto Besozzi, che volle erigere questo luogo di culto dedicato a Santa Caterina, invocata durante un naufragio. Da notare anche l’affresco della Santa, raffigurata con la ruota.

porticato affrescato dell'anno mille, leggiuno, vista lago.
Il porticato ricco di affreschi.


Se i bambini sono grandicelli, potrete spiegare loro questi piccoli particolari e vedrete che riuscirete a catturare la loro attenzione. Come ricompensa, potranno giocare nel bel parco attorno al santuario una volta terminata la visita!

Se volete scoprire di più sui nostri itinerari a misura di bambino, vi aspetto sul blog https://bimbinlombardia.com
Irene

facciata di chiesa dell'anno mille, incastonata nella roccia, leggiuno.
Veduta della Chiesa dal giardino.

Qualche info utile:

In loco è disponibile un parcheggio gratuito. All’arrivo troverai una piazzetta fornita di bar e servizi igienici. Ascensore – servizio gratuito per chi ha una disabilità e per l’accompagnatore.

CONSIGLIO: Prima di visitare l’Eremo verifica online gli orari della Santa Messa, sia per poter assistere alla funzione sia perché l’accesso a finalità turistica sarà interdetto durante la funzione religiosa.

Orari: dalle 9.00 alle 20.00, tutti i giorni. Consulta il sito per verificare l’apertura stagionale.

Biglietti: € 5,00 intero; € 3,00 residenti in provincia di Varese e over 65.

Ringrazio Irene per i suoi preziosi consigli.

Cerchi altre idee per una gita fuori porta? Trova ispirazione in questo articolo che ho scritto apposta per te. LINK

Il gorgonzola il formaggio erborinato Piemontese

Scopri con me il Gorgonzola

Sono detti formaggi erborinati quelli che, all’interno della pasta, presentano colonie di muffe che si palesano sotto forma di venature color verde, grigio o blu. Il termine “erborinato” deriva dal sostantivo dialettale milanese “erborin”, che significa prezzemolo…ma che con il prezzemolo non ha nulla a che fare.

La tipica goccia del gorgonzola

Il gorgonzola è un formaggio a Denominazione di Origine Protetta, che si può produrre per legge solo in due regioni italiane: Piemonte e Lombardia. Per il Piemonte province di Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbania, il territorio di Casale Monferrato per la Lombardia Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia e Varese. Solo il latte degli allevamenti di queste province può essere utilizzato per produrre e dare quindi la denominazione di origine protetta (D.O.P.) al formaggio Gorgonzola, garantendo già dalla materia prima, un formaggio così importante. Attualmente il 65% della produzione è concentrata in provincia di Novara.

Come si ottengono le classiche venature verdi/blu/grigie del Gorgonzola?

In passato queste muffe sì ottenevano in maniera spontanea attraverso l’unione di due diverse cagliate, quella della mungitura serale e quella mattutina. Oggi si utilizza il latte di una sola cagliata, con l’aggiunta del penicillium glaucum, una ‘muffa’ che appartiene alla famiglia della penicillina.

Il gorgonzola può essere sia dolce che piccante tutto dipende dalla stagionatura, 50 giorni di stagionatura per ottenere il dolce oltre 80 per il piccante.

Vuoi conoscere tre curiosità sul formaggio?

  1. Sapete perché alcuni formaggi hanno il nome con la lettera maiuscola? I formaggi che prendono il nome dalla città di origine vanno scritti in maiuscolo. Per il gorgonzola c’è una eccezione, essendo ormai acquisito come nome comune, l’Accademia della Crusca ha deciso di farlo scrivere con la lettera minuscola.
  2.  Sapete perchè la maggior parte sono rotondi?​La maggior parte dei formaggi è tradizionalmente prodotta nelle ruote. La forma le rendeva facili da trasportare in epoca pre-industriale, ed inoltre possono essere più facilmente accatastate per risparmiare spazio durante la conservazione e la maturazione.
  3. Scoop! Sul Titanic in prima classe si mangiava il Gorgonzola!!! Ebbene si unico formaggio italiano servito nel carrello dei formaggi era lui. Pubblico la carta del menù della prima classe e vi dico di più questo menù è stato battuto nel 2014, dalla casa d’aste americana Guernsey’s, per una cifra attorno ai 120mila dollari. Siete curiosi dei diversi Menù del Titanic diviso per classe? Ecco il link
R.M.S TITANIC 14 aprile 1912 menu di bordo prima classe

Oggi Rosa ci consiglierà il Passito di Erbaluce un vino da abbinare ad una degustazione verticale di gorgonzola.

Il passito viene vinificato tramite la tecnica di appassimento, che consiste in una riduzione o disidratazione dell’acino. Questa tecnica fa aumentare il contenuto zuccherino dell’acino. Il risultato sarà così l’ottenimento di mosti molto concentrati adatti alla produzione di vini passiti dolci, vini liquorosi con un contenuti di alcool che può arrivare fino si 22*.

L’appassimento può avvenire in due modi, seguendo sue tecniche differenti : l’appassimento in vigna o l’appassimento in cantina.

Un abbinamento classico oltre a quello con lo zola e quello con i biscotti secchi alle mandorle, pistacchio e crostate.

Vuoi cucinare una ricetta con il gorgonzola? Non perderti questo articolo dove ti insegno a cucinare i gnocchi con lo zola! LINK